Idee e progetti per le nostre montagne

Gran Sasso : una montagna di chiacchiere

 

Nel 2009 nasce l’associazione Gsaz, la cui mission è così riassunta nello statuto : “Il cuore della nostra attività è la promozione di progetti a basso impatto economico ed ambientale, ma dal grande potenziale attrattivo, legati alle molte attività sportive e turistiche

che possono essere praticate nelle nostre magnifiche montagne […] Per realizzare questi progetti, e per dare il via ad una nuova direzione di sviluppo turistico ecosostenibile per le nostre montagne, è necessario attivare un circolo virtuoso di collaborazione tra le Istituzioni locali – Comuni, Regione, Parco del Gran Sasso e Monti della Laga – i diversi professionisti e operatori della montagna – come le Guide Alpine, gli Accompagnatori di Media Montagna, albergatori, ristoratori e rifugisti ecc. – e le comunità locali. Crediamo quindi sia fondamentale anche creare una cultura della montagna, ovvero un nuovo rapporto tra montagna e città.”

GSAZ nasce per promuovere la cultura della montagna, e si pone come attore critico capace di determinare un seppur lento o embrionale cambiamento, da uno stato di fatto evidentemente critico verso una rinascita auspicata da opinione pubblica e operatori del settore.

In questa ottica l’associazione è presente sul territorio in svariate forme. L’esempio più eclatante è Il Festival della Montagna (giunto ormai alla sua terza edizione), a cui si aggiunge la Spring Session (edizione 2015 e 2016), svariati dibattiti pubblici come “Gransassopoli”, o ancora progetti depositati presso le istituzioni locali come la Casa delle Montagna Ad ogni azione corrisponde una reazione, ad ogni stimolo corrisponde un risveglio: questo è il principio che muove l’associazione. Certamente gli “eventi” sono importanti in quanto momenti aggregativi e di svago, ma la loro principale funzione è quella di essere al contempo un catalizzatore sociale e uno stimolatore politico.

A quattro anni dalla nascita dell’associazione il nostro scopo non è stato raggiunto. Solo un sognatore incallito avrebbe pensato che in un periodo così breve si sarebbero potuti invertire dei meccanismi di mala gestione, radicati in modo così profondo nel nostro territorio. Noi abbiamo creduto in un inizio. Purtroppo nulla di ciò si è mosso e anzi l’apoteosi della catastrofe è arrivata in questo inverno 2017, durante il quale le istituzioni non si sono rivelate all’altezza ne’ dell’emergenza della situazione, tantomeno delle promesse fatte palesando una distanza ormai incolmabile tra il “DIRE” e il “FARE”.

Durante il Festival della Montagna e nei numerosi incontri da noi organizzati le istituzioni (Comune, Regione e Parco in primis) si sono più volte impegnate ad affrontare la disastrosa situazione in cui versano il Gran Sasso, Campo Imperatore e Fonte Cerreto sul piano dell’attrattività e dell’accoglienza turistica, che deve essere affrontata urgentemente, con interventi concreti, coordinati e con un “stato di avanzamento” da condividere pubblicamente e a periodi definiti.

La prima impressione che si avverte arrivando a Fonte Cerreto, partenza degli impianti di sci e porta del Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga, continua ad essere invece quella di un posto abbandonato a se stesso. Quello che dovrebbe essere un villaggio accogliente, si presenta come un luogo invaso da cassonetti dell’immondizia posizionati confusamente lungo la strada e un fabbricato che sarebbe dovuto essere il deposito per gli stessi, vuoto, dal lato opposto della carreggiata. Subito dopo, all’ombra di alcuni alberi, si ergono una serie di casette in legno abbandonate e pericolanti che lasciano appena intravedere il paesaggio a valle, e se ci si affaccia nel piccolo dirupo alle loro spalle si possono notare un’ingente quantità di rifiuti che evidentemente qualcuno avrebbe dovuto provvedere a togliere. Non c’è un punto informativo  e la segnaletica  è vecchia, confusionaria, senza logica e spesso cadente e arrugginita. Ciò che potrebbe essere forse attrattivo per gli appassionati di orienteering, sconcerta il turista “ordinario” che resta invece spaesato, perplesso e deluso.

Manca una seria politica di valorizzazione del free-ride, dello sci alpinismo, del trekking, dell’arrampicata e delle numerose possibilità che il Gran Sasso offre anche aldilà degli impianti. Gli impianti restano la grande presa in giro del nostro territorio, da 30 anni se ne parla e tra un’amministrazione ed un’altra ancora non si riescono a realizzare; 3 anni per il progetto di sostituzione di una vecchia seggiovia che ancora non si riesce ad attuare. Fiumi di promesse e parole sul ripristino di Montecristo e Fossa di Paganica e sul collegamento con Campo Imperatore, senza che si sia mai parlato del tipo di turismo e residenzialità che si ha in mente e di che tipo di mobilità si intende promuovere.

Questo stato di cose permanente ha toccato picchi critici  durante l’inverno appena trascorso. La strada da Castel del Monte verso Fonte Vetica è rimasta chiusa, senza ragioni plausibili, bloccando l’accesso ad un intero versante del Massiccio del Gran Sasso, nonostante ci fossero delle condizioni atmosferiche eccezionali, e invidiate in tutta Italia e in Europa. Gli operatori del settore e le strutture ricettive della zona, già colpiti dagli effetti nefasti del terremoto del 18 gennaio, si sono trovati completamente isolati. A tale situazione si sono aggiunte ordinanze sulle pericolosità dei pendii emesse senza criterio, privilegiando la logica del divieto a quella della gestione. Chiuso è rimasto anche il CTGS, garantendo un funzionamento degli impianti di 30 giorni su una stagione intera, e ponendosi sempre di più come indicatore dell’inadeguatezza della gestione politica del territorio, ma esso non rappresenta che la punta di Iceberg di carenze gestionali e strategiche.

Davanti a questa catastrofica realtà è stata necessaria da parte di GSAZ una riflessione più profonda: se la cultura della montagna cresce, come testimonia non solo la partecipazione massiccia al festival e la crescente diffusione di svariate discipline di montagna, la gestione politica cade in un baratro sempre più profondo, oscuro e privo di visione e pianificazione . Questo baratro è inoltre all’insegna dell’incoerenza in quanto parliamo di un amministrazione che co-finanzia il Festival della Montagna attraverso i Fondi POR-FERS (seguendo il link sul sito www.festivaldellamontagna.it è possibile scaricare il materiale relativo alla rendicontazione), ne sostiene a parole le idee, ma nella pratica il Festival rischia di essere un evento isolato, in un territorio che offrirebbe e meriterebbe molto di più,  non solo i giorni del festival ma 365 giorni l’anno.  

A fronte delle problematiche espresse sopra, congiunte ad un’imbarazzante gestione ed il non ancora avvenuto sblocco delle risorse economiche pubbliche messe a bilancio per la costruzione di FDM16 e quindi il pagamento dei fornitori che ancora non avviene (elenco), oltre a rispondere mettendoci la faccia e perdendo credibilità d’immagine verso gli stessi nella totale negligenza amministrativa non sappiamo ben come e se procedere in futuro, in questa stasi che da 7 mesi è arrivata alle elezioni. Serve una presa di posizione cosciente davanti a ciò che non vuole cambiare nonostante le potenzialità, sociali e ambientali, ci siano tutte. Torniamo quindi a farci sentire, ponendo delle domande verso la futura amministrazione. Questo territorio ha bisogno di obiettivi concreti, lo chiedono i cittadini e in particolar modo i “valligiani” (chi crede nella possibilità di un’economia montana nel territorio aquilano), lo chiedono i professionisti e le maestranze, chi vorrebbe investire sul comprensorio e le migliaia di persone che vengono a fruire delle nostre bellezze, ma spesso restano basite dalla mancanza pressoché assoluta di servizi ma soprattutto da un’assenza di cura verso l’ospite, a tutti i livelli (a partire dalla mentalità). 

GSAZ continuerà ad impegnarsi per la realizzazione di eventi e di progetti concreti per il rilancio e rivitalizzazione delle potenzialità turistiche del comprensorio, ma a tale movimento deve corrispondere un uguale impegno da parte delle istituzioni che devono non solo assumere posizioni ferme, lungimiranti ma soprattutto devono”lavorare” per mantenerle nel tempo, per valorizzare, promuovere e tutelare quanto abbiamo di più caro e bello: le nostre montagne.

 

 


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