Idee e progetti per le nostre montagne

Banda ultralarga e “agenda digitale” come volano di sviluppo per la montagna

fonte: Ossolanews

Le green communities sono il nuovo vettore di sviluppo delle aree montane, che valorizzano le risorse naturali e ambientali in un rinnovato rapporto con le aree urbane. L’innovazione è il punto fermo della crescita, tra gli investimenti del Piano nazionale per la banda ultralarga e l’Agenda digitale, volano di nuovi servizi alle comunità.

Il pagamento dei servizi ecosistemici impegna i Comuni e loro Unioni, insieme ai Parchi naturali, in una nuova coesione tra territori. Oltre ogni logica ambientalista, lavorando su assi economici che portano 8.000 posti lavoro potenziali e 2 punti in più di PIL. E per l’applicazione di queste strategie, tre sono i soggetti istituzionali che le leggi stanno definendo: le Unioni dei Comuni montani, i Parchi e i Consorzi BIM da riformare nella logica degli ambiti per i servizi ecosistemici.

Queste le colonne del nuovo sviluppo di Alpi e Appennino, delineate stamani a Roma nel convegno “La montagna nel progetto italia”, promosso dalle Fondazioni Montagne Italia e Symbola. L’iniziativa è stata aperta dagli interventi dei direttori delle due Fondazioni nazionali, Luca Lo Bianco e Fabio Renzi. Poi Marco Bussone di Montagne Italia sul ruolo dei piccoli Comuni e l’importanza delle Unioni montane, Riccardo Santolini dell’Università di Urbino sul ruolo dei servizi ecosistemici-ambientali e il relativo pagamento da chi consuma e utilizza il bene, Agostino Agostinelli (Federparchi) sulla nuova legge nazionale di modifica della 394 e Alessandra Bonfanti di Legambiente, sulle politiche ambientali di nuovo conio. Da Giovanni Vetritto, Direttore generale della Presidenza del Consiglio, la spinta a una nuova attuazione delle leggi sull’associazionismo dei Comuni, con Unioni vettore di crescita delle terre alte.

“Lo sviluppo deve essere sostenibile e sussidiario – ha detto l’on. Enrico Borghi, presidente della Fondazione Montagne Italia -. Ridefinire il modello produttivo vuol dire decidere quale ruolo rivestono le aree rurali e montane, che sono un valore decisivo nel cambiamento di scenario economico che ripristina di colpo le chances del’Italia dei campanili. Il mercato non nasce se non infrastrutturiamo e se non superiamo il divario digitale anche nell’ultimo paese che sta in cima alla valle, perchè nel Paese sta accadendo qualcosa in proposito, visto che ad esempio abbiamo avuto lo scorso anno 10mila nuove aziende agricole”. È fondamentale l’articolo della legge sui piccoli Comuni che attribuisce proprio ai Comuni, attraverso le Unioni, l’organizzazione dello sviluppo socio-economico del territorio. “Definiamo così – ha concluso Borghi – quella che Beppe Berta chiama ‘la rivincita dell’Italia minore’, nella quale l’economia dei territori diventa centrale, in una dimensione moderna. Una vera chance per il Paese, con tutte le reti sociali di queste aree interne che hanno fin qui attutito la crisi. Ci spostiamo così verso nuovi indicatori che non considerano solo il PIL, ma anche il BES, il benessere equo e sostenibile. Dobbiamo guidare il processo ed evidenziare che nella crisi della verticalità, la risposta è la nostra sussidiarietà orizzontale, l’impegno dei territori che sentono le grandi opportunità sul tavolo come qualcosa di loro. Stiamo facendo leggi che ridanno dignità a territori e comuni, dopo anni in cui la concezione funzionalista che voleva ridurre i municipi a semplici erogatori di servizio. Ora c’è bisogno che sindaci, amministratori e protagonisti territoriali colgano questa loro nuova dimensione per guidare i processi”.

 

 

 


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